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Inquadramento storico

Lo sviluppo industriale

Dall’inizio dell’Ottocento inizia un periodo importante per tutta la valle, infatti la produzione dei tessuti si trasforma, grazie soprattutto ai fratelli Pietro e Giovanni Sella di Mosso che, dopo aver acquistato nel 1816 l'edificio della cartiera, lo trasformano nella prima fabbrica tessile meccanizzata in Italia importando le prime macchine tessili dal Belgio; comincia da qui la storia tessile della Valle di Mosso, destinata a diventare, con l'aumentare delle industrie localizzate sul territorio, culla del tessile Biellese. Valle Mosso diventa un punto di riferimento obbligato per tutto il biellese, con un aumento progressivo della popolazione, tanto che molti decisero di espatriare in America Latina per impiantarvi industrie tessili; quelli che rimasero fecero crescere ulteriormente il polo industriale che, a metà dell’ottocento, venne interessato da una serie di scioperi, con gli operai impegnati a rivendicare i propri diritti, culminati nel 1863 con la nascita, a Crocemosso, della Lega dei Tessitori (Società dei tessitori in panni lana di Crocemosso) che edificò la Casa del Popolo, ora sede della Comunità Montana. La violenza di tali scioperi culminò nel 1877 quando gli imprenditori locali, per far fronte all’astensione della manodopera locale, invitarono circa 400 operai dalla Lombardia che vennero attesi alle porte del paese dove scoppiarono scontri sedati dall’esercito.

Anche altri comuni conobbero in quegli anni una grande espansione, come Camandona che dalle 427 case censite nel 1838 con 2085 residenti, passò nel 1881 a 2410; essendo questa una popolazione eccedente il territorio da coltivare, gli abitanti erano costretti per due terzi ad emigrare all'estero nei mesi invernali; poi, quando l'industria laniera si sviluppò a livello industriale, l'emigrazione si rivolse verso la bassa valle. Anche a Pettinengo l’antica vocazione per la lavorazione della lana si sviluppò inizialmente a livello artigianale per passare, nella seconda metà dell’Ottocento, ad una dimensione industriale dando, probabilmente, origine in Italia all'industria della maglieria, introdotta da un certo Miniggio che l'avrebbe appresa in Francia durante una prigionia di guerra, e attecchì molto bene, favorita anche dalla lana paesana e dal fatto che quest'arte era già diffusa, sia come lavorazione a mano che meccanica, dando origine alla tradizionale industria dei “calzetti di Pettinengo”. Con questo nome venivano indicati: berrette, mutande, calze, guanti a un dito, e farsetti; alla fine del secolo si contavano venti ditte addette alla lavorazione della lana, e ben sedici erano maglifici. Sorte diversa ebbe Soprana, il cui terreno, particolarmente sabbioso e arido, non permetteva che poche attività agricole, legate alla coltivazione dell’uva e delle castagne, mentre erano numerosi i tessitori a mano che però scomparvero con l’avvento dell’era industriale; molti abitanti emigrarono, soprattutto in Francia, mentre in seguito la maggior parte della popolazione trovò occupazione nelle industrie tessili del Triverese. Per tutto l’Ottocento e il primo trentennio del ventesimo secolo, Mosso Santa Maria rimane capoluogo del mandamento di Mosso, sede della pretura, e vi vengono svolte diverse attività di carattere amministrativo, ma è soprattutto luogo di villeggiatura per la sua posizione e la tranquillità del luogo. Con il trascorrere del tempo perde progressivamente la funzione di polo amministrativo ed economico, ma rimane molto forte quella culturale grazie alla presenza delle sue scuole: nel 1866 viene infatti fondato L'Istituto Professionale per il commercio "Pietro Sella", affiancato, circa cento anni dopo, nel 1969, dall'Istituto Tecnico Commerciale "A. Motta". Crocemosso, posto su una collinetta, a pochi chilometri dal centro, al crocevia di quattro strade che collegano Biella alla Valsesia e Cossato a Trivero, fino al 1893 era, dopo Biella e Cossato, il centro più popolato del Biellese, e godeva di una certa indipendenza, anche economica, per via del terreno ricco e produttivo a differenza del resto della valle; restò autonomo fino al 1929, anno in cui lo sviluppo industriale ne determinò la soppressione e unione con Valle Mosso, ma tale operazione, fatta d’autorità dal regime fascista, non fu bene accolta dalla popolazione che ancora oggi conserva un forte spirito di indipendenza.

Con lo scoppio della prima guerra mondiale, la partenza per il fronte di molti uomini mise in crisi l’economia locale, e la gravissima crisi post-bellica accrebbe il fenomeno migratorio, in particolare in alcuni comuni, questa volta verso l’America e l’Africa, oltre che la Savoia, a cui fece seguito un limitato rientro e un fenomeno immigratorio proveniente soprattutto dal Veneto, verso la fine degli anni ’30, in seguito alla ripresa del settore tessile.

Durante il secondo conflitto mondiale, il territorio fu teatro di parecchi avvenimenti di rilievo. Dopo l’8 settembre 1943, le montagne furono approdo di numerosi ufficiali e soldati sbandati, al Bocchetto Sessera e al Bast (zona situata a mezza costa della Rocca d’Argimonia, in corrispondenza delle attuali gallerie) presero vita le prime formazioni partigiane; Camandona divenne una delle basi per le forze partigiane del biellese, e subì ben undici rastrellamenti tedeschi e fascisti, alcuni anche su vasta scala come quelli del dicembre ’43 e del febbraio ’44, o quello del 28 luglio 1944, durato dalle cinque del mattino a mezzogiorno, che portò a rinchiudere 35 ostaggi nel palazzo comunale. Improvvisamente, una fitta nebbia scese dai monti e si mise a piovere costringendo i nazi-fascisti a battere in ritirata lasciando liberi tutti gli ostaggi. Al Quadretto, la zona di Selve Marcone che si incontra per prima venendo da Pettinengo, nell’ex-Cantina di campagna di Stellio Clemente, ora trattoria, il 29 marzo 1944 venne stipulato, fra i rappresentanti degli industriali e quelli degli operai, sotto la protezione delle formazioni partigiane, il cosiddetto “Contratto della montagna”, ultimo atto di un processo rivendicativo di scioperi e accordi aziendali che connotarono profondamente il movimento partigiano biellese: il Contratto regolamentava in senso tendenzialmente egualitario le condizioni di lavoro tra gli operai e le operaie, riducendo anche la forbice retributiva tra operai ed impiegati delle fabbriche tessili. Ebbe, tuttavia, una valenza molto più ampia, poiché non solo si applicò a tutti i settori lavorativi del circondario biellese (cappellai, conciatori ecc.), ma divenne anche, dopo la Liberazione, un modello di contrattazione per tutta la categoria dei lavoratori tessili italiani. L’avvenimento trova menzione e risonanza nazionale nella motivazione della concessione della Medaglia d’oro al Valor Militare alla città di Biella e al suo Comprensorio, ed è ricordato, in loco, da una lapide collocata nel 1974 dalle organizzazioni sindacali CGIL, CISL, UIL biellesi. Da una casa di frazione Lucca, a Callabiana, il 14 dicembre ’44, iniziò a trasmette “Radio Libertà”, la prima voce libera italiana, espressione della resistenza biellese, e la zona intorno al Rifugio la Sella di Soprana, lungo la strada che da Baltigati conduce a Curino, fu invece teatro, il 26 dicembre del 1944, del più imponente lancio aereo in tutto il Nord Italia da parte degli alleati in favore dei partigiani.

A cavallo degli anni 1950-60, in pieno boom economico si registrò un nuovo sviluppo, con conseguente immigrazione, questa volta dalle regioni meridionali italiane; sviluppo interrotto dall’alluvione del 1968 che rappresenta l'avvenimento conclusivo della storia geologica della valle: nel 1615 l'intera valle fu oggetto di una serie ripetuta di catastrofi naturali, nel 1857 il Biellese occidentale e la Valle Strona vennero devastati da un'alluvione, infine, il 2 e il 3 novembre 1968 la piena dello Strona, le frane e gli smottamenti, provocarono più di cinquanta vittime e danni per parecchi miliardi di lire che misero in ginocchio l’economia di tutta la zona, ma la tenacia e la forza di volontà dei suoi abitanti in pochi mesi rimisero in moto l'imponente impianto industriale, fino a farne un comparto industriale di primaria importanza a livello nazionale.

Negli ultimi anni la popolazione ha subito un brusco ridimensionamento, e anche il massiccio arrivo di immigrati extracomunitari, legato alla richiesta di manodopera per i lavori più pesanti dell’industria tessile, non è riuscito ad invertire il trend negativo, tanto che dai 26.776 abitanti del 1971, si è passati a 17.899 al 31/12/2007.