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Inquadramento storico

I Savoia

Nel XIV secolo anche Bioglio passò in mano agli Avogadro, ma tra la fine dello stesso secolo e l'inizio del successivo scoppiarono tra Avogadro e Savoia parecchi dissidi circa il suo possesso, dissidi che terminarono solo quando il Conte di Savoia inviò il Capitano Generale di Piemonte Enrico Colombier di Vufflens, il quale riuscì a portare a più miti consigli gli Avogrado; Bioglio venne allora, per volere sabaudo, incorporato nel feudo di Mosso e dato in beneficio ad Augusto Manfredo Scaglia, Conte di Verrua, col titolo di Marchese (1618).

Intanto, in un libellus della prima metà del XIV secolo, risulta che il comune Mortilianum deve corrispondere un fodro (quantità di foraggio dovuta all’imperatore per i suoi cavalli) di ben 205 lire, una cifra ingente per il tempo (Santhià ne doveva 90), segno evidente di una prosperità economica, non si sa a cosa dovuta; forse per via della sua posizione decentrata che, da una parte lo teneva escluso dallo svolgersi degli eventi storici di quel periodo, ma dall’altra ne favoriva una crescita costante. Diventa così uno dei luoghi più popolati della zona e vede riconosciuto, nel 1378, il diritto di tenere un proprio mercato, poi, nel 1392, quello di macellare carni, e il fatto di essere equidistante tra la pianura e le montagne, lungo le vie della transumanza, lo portarono addirittura in conflitto con il mercato di Biella, al punto che nel 1496, dietro una contribuzione annua di 25 lire per la ricostruzione e manutenzione delle mura biellesi, oltre all’effettuazione del mercato del lunedì sul sagrato della chiesa di S. Bartolomeo, gliene venne concessa l’effettuazione di un altro, al mercoledì, a Crosa.

Con il passaggio di Vercelli sotto i Visconti, anche Trivero subì la stessa sorte dal 1335 al 1373, come attesta uno stemma visconteo scolpito sulla porta della chiesa di Matrice, acquisendo in quel periodo diversi privilegi riguardanti il commercio, i mercati, e la stessa giurisdizione. I Bulgaro però non rinunciarono ai loro diritti e impedirono alla comunità di eleggere i consoli e gli altri ufficiali, esigendo altresì dazi e gabelle, tanto da culminare, agli inizi del ‘400, in una rivolta e nella distruzione del castello, di cui oggi non rimane traccia, finché, nel 1403, Trivero si consegnò al duca di Savoia.