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Per attenerci ai fatti documentati, Mosso venne donato dall'imperatore Ottone I ad Aimone Conte di Lomello il 30 dicembre del 962; mentre nel 963, sempre Ottone I, donava Bioglio al Conte Aimone di Vercelli e Cavaglià. Successivamente, nel 999, l'imperatore Ottone III concede tali territori, e Trivero, al vescovo di Vercelli, Leone, che riceverà, il 1 novembre 1000, anche la Foresta Mortilianum, descritta come una distesa boschiva ricca di selvaggina.
Mentre Bioglio venne dato in feudo, parte ai nobili e potenti Bulgaro e parte ai Biandrate col titolo di Signori, Trivero e Mosso vennero infeudati ai soli Bulgaro.
Tra le scarsissime notizie pervenute sulla situazione della valle nel corso del Medio Evo, da antichi documenti si deduce che intorno all’anno 1100, nella zona retrostante l’attuale chiesa di Sant’Eusebio a Valle Mosso, esistesse un castello, costruito dalla famiglia Bulgaro; passato, a metà del Trecento, sotto la proprietà del comune di Mosso, verrà distrutto, forse per evitare inutili spese di mantenimento.
Il territorio di Mosso nel 1185 risultava vastissimo, e ricevette l’investitura completa dell’Alpe Asolata (oggi Alpe Isolà, in Alta Valsessera) zona d’alpeggio per le greggi, uno dei primi esempi di possedimenti montani dei comuni Biellesi; inoltre, da un documento del 1230, risultano alcune donazioni al Comune di Vercelli, da parte di alcune famiglie, di Argento, Oro e Azzurrite (minerale usato allora come pigmento) provenienti proprio dal “Mons Asolate” e alpeggi circostanti. Le riunioni per la nomina dei consoli e per gli affari della comunità si tenevano presso la chiesa parrocchiale, sita nel cantone di Santa Maria di Mosso, che rappresentava pertanto il centro morale di tutta quella vasta zona. La rettoria di Mosso faceva parte della Pieve di Santa Maria di Cossato, ed era una sola “curia” e “vicinia”, cioè una parrocchia, con Pistolesa, Veglio, Crocemosso, Vallemosso e il Mortigliengo, e ricevette, nel XIV secolo, il fonte battesimale.
All’inizio del XIII secolo, i signori di Trivero, non riconoscendo l’autorità dei vescovi, consegnarono il feudo al Comune di Vercelli, che nel 1213 lo diede in pegno al vescovo Uberto Avogadro di Quaregna, così come nel 1243 la giurisdizione del territorio di Mosso venne venduta dal legato papale al comune di Vercelli, ma la questione è controversa, tanto che la vendita fu impugnata e rimase pertanto la sovranità dei vescovi vercellesi su una parte del territorio di Mosso, conteso anche da altre nobili famiglie, oltre ai Bulgaro, come i Vialardi di Verrone, i De Carraris, e i De Mosso; intanto, la forte distanza, per quei tempi, tra Mosso e il Mortigliengo fece sì che quest'ultimo, nel 1298, si staccasse rinunciando ai diritti sugli alpeggi e diventando autonomo anche come parrocchia.
Sempre in quel secolo, il 4 gennaio 1213, Valle S. Nicolao aveva acquistato le “Alpi” dell’Alta Valsessera dalla badessa del monastero di Lenta, e dal 9 maggio 1243 il paese passò dal dominio della chiesa a quello del comune di Vercelli.
Agli inizi del 1300 il territorio di Mosso e Trivero conobbe uno degli episodi storici più significativi: l’arrivo dalla vicina Valsesia dell’eresiarca fra’ Dolcino e dei suoi seguaci che conobbe notevole popolarità a quel tempo, tanto da essere ricordato da Dante nella Divina Commedia (Inferno Canto XVIII, vv. 55-60).
Il 17 novembre 1346 i sindaci della comunità di Mosso giurano fedeltà al vescovo di Vercelli e ricevono l'investitura della comunità, dei pascoli, delle alpi e di ogni cosa della chiesa vercellese, ma dal 1347 al 1352 il territorio di Mosso è ancora in parte sotto la dominazione dei Vialardi, i quali detengono anche la proprietà di una parte del castello, che alieneranno agli uomini di Mosso nel 1347, i quali, comunque, lo distruggeranno tanto che di esso non si avrà più menzione dopo il 1379, quando inizia la dominazione sabauda, e nel 1394 l'intero feudo viene ceduto ai Ferrero-Fieschi di Masserano; da allora le sorti della comunità di Mosso sono legate alle vicende storiche di casa Savoia.