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Inquadramento storico

L’attività manifatturiera

La storia della Valle di Mosso è però strettamente legata al suo sviluppo industriale; infatti la natura del suolo non consentiva lo sfruttamento della terra, con produzione agricola limitata, e l’allevamento del bestiame e la pastorizia erano le uniche attività praticabili. A partire dal Quattrocento si cominciò ad utilizzare la lana per fabbisogno familiare, ma il suo impiego andò ben presto aumentando, diffondendosi nelle zone vicine, tanto che nel 1408 il comune di Mosso emanò i primi statuti, accettati dal Conte Amedeo Savoia, nei quali era data, agli uomini di Mosso, la “…possibilità di vendere, dare cambio, fare mercato delle bestie, mercanzie e beni loro nei giorni di mercato…”, sancendo così l’inizio di una prima attività commerciale. Lo sviluppo di tali attività fa sì che Mosso ottenga, nel 1564, la patente per tenere mercato, e il diritto di peso e delle misure, e nel 1565 quello di tenere una fiera della durata di tre giorni. Altri statuti vennero in seguito concessi, fino a quelli del 1581 particolarmente significativi per le specifiche norme sulla lavorazione dei tessuti in essi contenuti: i lavoratori della lana venivano regolarmente riconosciuti e ogni loro prodotto doveva essere “bollato” con un marchio di garanzia; secondo alcuni documenti dell’epoca “In ogni casa batte un telaio”, tanto che vennero istituite fiere e mercati.

Il Seicento è un secolo particolarmente difficile per il territorio, con carestie e pestilenze che ne decimano la popolazione, e il commercio delle lane e dei tessuti in crisi; pertanto, diventano sempre più numerose le suppliche e richieste di “Gratie” a casa Savoia per ottenere la remissione delle imposte e gabelle, ma tutto ciò non migliora la situazione, che permane difficile, e durante la guerra tra i Savoia e la Spagna (1616-17), si trovò pure ad alloggiare i soldati che apportarono molti danni.

Carlo Emanuele I di Savoia operò, ad inizio ‘600, molte infeudazioni, dietro cospicuo pagamento, dando in feudo ai suoi cavalieri i nuovi Comuni, che in tal modo rimanevano sotto la protezione di un Vassallo e sotto la “longa manus” del Duca, e reintegrando le proprie casse esauste dalle continue guerre dell’epoca. Il 20 agosto 1618, incorporò Bioglio al feudo di Mosso infeudandolo ad Augusto Manfredo Scaglia, Conte di Verrua, che venne insignito del titolo di Marchese; il 3 marzo 1619 il Mortigliengo viene accorpato a Trivero andando a costituire un unico marchesato a favore di Giovanni Wilcardel di Fleury, e infine anche il territorio di Bioglio, troppo vasto e difficile da controllare per i continui litigi che contrapponevano il capoluogo agli altri cantoni, il 24 dicembre 1621 veniva smembrato in piccoli comuni lasciando a Bioglio solo Santa Maria. La scissione tra i vari cantoni si protrasse fino al 26 dicembre 1627, quando anche Camandona diventò indipendente, ultimo tra tutti i Comuni appartenenti al vecchio territorio a causa della procedura lunga e laboriosa, accompagnata da aspre controversie, per la divisione del territorio, specie gli alpeggi montani, importanti per il pascolo, anche se il conte Scaglia di Verrua continuò ad esercitare i suoi diritti su tutto l’antico territorio. Nel 1627 si sciolse anche il Mortigliengo, e i cinque cantoni diventarono comuni autonomi (Casapinta, Crosa, Mezzana, Soprana, Strona).

Gli anni successivi furono segnati dagli episodi che contrassegnarono la storia del Ducato di Savoia: dall’epidemia di peste che colpì tutta l’Europa, alle vicende legate alla dominazione spagnola che dalla Lombardia si allargava ai confini Biellesi, con le varie battaglie che i Piemontesi, alleati dei Francesi, combatterono per contenere l’espansionismo spagnolo durante la guerra dei trent’anni (1618-48). In particolare Camandona, per la sua posizione geografica, venne scelta come base logistica dalle truppe sabaude a supporto di spedizioni verso Biella (1644-45), mentre Soprana, nel 1649, venne saccheggiata dagli spagnoli durante una scorreria nel corso dell’assedio di Crevacuore, incendiando buona parte delle case e costringendo circa la metà degli abitanti ad emigrare, tanto che ancora nel 1659 la popolazione risultava “…scarsissima, le terre incolte e le case per metà distrutte…”.

Risale al 1692 la prima documentazione storica di Selve, quando l’editore Blaeu di Amsterdam ne pubblicò un disegno a volo d’uccello nella più grande cartina (“Theatrum statuum Regiae celsitudinis Sabaudiae Ducis”) del comprensorio del Marchesato d’Andorno, costituito nel 1621 su iniziativa del duca Carlo Emanuele I di Savoia, e due anni più tardi divenne indipendente.