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Inquadramento storico

Il Bangher

Tra la seconda metà dell’800 e l’inizio del ‘900, anche la nostra zona, seppure in forma episodica, fu interessata dal fenomeno del brigantaggio, in misura certo non riconducibile a quanto avvenne in altre parti d’Italia; in particolare al sud, ma anche in Emilia Romagna (il Passator Cortese) e altre regioni del centro-nord. Anche da noi le loro gesta si trasformarono ben presto in leggenda, ingigantendo i fatti, facendo diventare questi personaggi quasi invincibili, e utilizzandoli per spaventare i bambini capricciosi, in particolare uno di essi: Pietro Bangher.

Era in realtà nato nel 1850 in Trentino, da cui scappò perché ricercato per reati vari (curioso notare come anche Dolcino iniziò, praticamente, la sua avventura da Trento, luogo d’origine della sua compagna Margherita), e le sue “imprese” si svolsero soprattutto in Valsesia, ma sconfinò spesso in Alta Valsessera e Valle Cervo, dove sfruttò le caratteristiche del terreno impervio, ma anche una certa omertà degli abitanti per sfuggire alla legge. Catturato una prima volta nell’82 e condannato a sei mesi di carcere, appena uscito si rese colpevole di violenza su tre donne, cosa che gli costo due anni di carcere a Terni.

Ritornato in zona, riprese le sue malefatte, e il fatto che fosse diventato praticamente imprendibile non fece che accrescere la sua fama, ma in realtà le sue imprese si riducevano a razziare le baite, incendiare i fienili, attaccare briga con chi capitava, spassarsela nelle osterie, e facendo l’amore, concesso o preso con la forza. Ben presto venne accusato di tutto quanto accadeva nelle valli, spesso in concomitanza, o ad una distanza tale tra loro che era impossibile si trattasse di una persona sola; facile, quindi, pensare che non ci fosse solo lui, ma anche altri fuorilegge, meno famosi, a cui faceva gioco che ad essere accusato fosse “il Bangher”.

Non venne mai accusato, però, di fatti di sangue, e, oltre a diventare il terrore dei viandanti, divenne anche il “sogno erotico” delle giovani valligiane che vedevano in lui un eroe romantico, tanto che, man mano che aumentavano le sue imprese, crescevano anche le amicizie, le amanti, e i protettori.

Finalmente catturato con l’inganno nel gennaio del 1900, venne condannato a 22 anni di prigione, ma dopo 10 anni, per effetto di indulti ed amnistie, consegnato alla legge austriaca (a quei tempi il Trentino faceva parte dell’impero austro-ungarico). Dopo soli due mesi si iniziò nuovamente a parlare del Bangher, accusandolo di varie furti e rapine che portarono a condanne in contumacia, mentre veniva avvistato sui monti, con una lunga barba nera, alla ricerca di fanciulle, razziando e bruciando baite e cascine, ubriacandosi nelle osterie, e punendo i cattivi, fino allo scoppio della Grande Guerra, dopo di ché su di lui calò il silenzio, e anche la sua fine rimane avvolta nel mistero, forse ucciso da pastori che si erano stufati delle sue malefatte, tanto che il suo corpo non venne mai ritrovato, ma si dice che non siano pochi gli abitanti delle valli da lui frequentate che portino i suoi caratteri somatici...