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Valle Mosso è conosciuto come la culla dell’industria tessile meccanizzata del distretto laniero biellese, da quando Pietro Sella collocò, nei locali di una antica cartiera dismessa, le prime macchine operatrici. Questo atto determinò il declino della tradizionale industria domestica e segnò l’avvio di un processo storico che, pur tra congiunture altalenanti ed eventi catastrofici, arriva sino ai giorni nostri. Da due secoli, dunque, senza soluzione, il lanificio moderno ha sedimentato e stratificato su questo territorio tutto ciò che è peculiare di questo settore produttivo: beni materiali e immateriali, strutture architettoniche e tecnologiche, una cultura diffusa, ed un patrimonio, inscritti in un paesaggio storico e naturale singolare e di forte impatto comunicativo ed evocativo.
La sua storia è però strettamente allacciata a quella dell’antico mandamento di Mosso fino a che, nel 1742, divenne Comune indipendente; infatti il suo toponimo sembra risalire ai tempi in cui i pastori, prima di raggiungere gli alpeggi, si fermavano a pernottare a valle e chiamavano questa zona: Valle Inferiore di Mosso, in riferimento alla minore altitudine di Valle Superiore di Mosso, e dal momento che la natura del suolo non consentiva lo sfruttamento della terra, con produzione agricola limitata, l’allevamento del bestiame e la pastorizia erano le uniche attività praticabili.

La storia di Valle Mosso è strettamente legata al suo sviluppo industriale, a partire dalla cartiera di Gerolamo Berra, un benestante ricco di iniziativa che alla fine del '600 scelse il territorio di Valle Mosso per costruire la sua cartiera, fino ai numerosi stabilimenti e le ciminiere, ora in gran parte dimessi, che si affacciano sulla strada che stiamo percorrendo, e che ne hanno fatto il comune più popolato della valle dopo Trivero, composto da tre centri urbani di una certa rilevanza: Campore, Valle Mosso centro, e Crocemosso, oltre ad un congruo numero di frazioni e borgate.
Lasciata sulla destra la moderna Chiesa Parrocchiale di Campore-Falcero, risalente agli anni '50 del XX secolo e dedicata al Cuore Immacolato di Maria, si arriva alla Chiesa Parrocchiale di Sant'Eusebio. Iniziata nella prima metà del XVII secolo, venne completata in tappe successive, mentre il campanile è un rifacimento del XVIII secolo. Al suo interno si segnala l’altare maggiore e la balaustra in marmi policromi del 1727, oltre ad alcuni lavori di scultura lignea come il pulpito, la cassa del fonte battesimale, il mobile della sacrestia, e una Via Crucis, tutti risalenti al XVIII secolo.

Ad 1 chilometro, proseguendo nella stessa direzione, l’Oratorio di San Rocco ad pontes, risalente al XVII secolo, così chiamato per la sua posizione accessibile da tre ponti in altrettante direzioni; si tratta infatti di un oratorio interparrocchiale (Valle Mosso, Mosso e Veglio) e al suo interno si trova un'icona secentesca con cornice in legno.
Torniamo al centro del paese per poi salire verso Crocemosso, fino al 1893 il centro più popolato del Biellese dopo Biella e Cossato (definita nel 1773 definita la comunità “più cospicua” del mandamento) che godeva di una certa indipendenza, anche economica, per via del terreno ricco e produttivo a differenza del resto della valle; lo sviluppo industriale ne determinò l’unione con Valle Mosso, ma tale operazione, fatta d’autorità dal regime fascista, non fu bene accolta dalla popolazione che ancora oggi conserva un forte spirito di indipendenza. Posto su una collinetta al crocevia di quattro strade che collegano Biella alla Valsesia e Cossato a Trivero, dove nel 1863 nacque la Lega dei Tessitori (Società dei tessitori in panni lana di Crocemosso), che edificò la Casa del Popolo, ora sede della Comunità Montana. Adiacente al caratteristico campanile, alto più di cinquanta metri, che a causa di un cedimento del terreno pende verso nord-ovest per 95 cm, troviamo la Chiesa Parrocchiale di Crocemosso dedicata ai S.S. Antonio e Bernardo, costruita nel XVIII secolo “populi oblationibus”, con la facciata, dotata di portico ornato da affreschi, oggetto di restauro recente. All’interno altare maggiore in marmi policromi del XVIII secolo e pulpito in legno scolpito.

Ciascuna delle tre parrocchie era dotata di numerosi oratori e cappelle di cantone, alcuni attualmente in cattivo stato, tra i quali segnaliamo: Oratorio della Madonna d'Oropa (borg. Fiorina) risalente alla fine del XVIII secolo, al cui interno si trova una riproduzione della statua della Madonna d'Oropa; Oratorio di San Pietro (borgata Cravello) che conserva ancora oggi l'aspetto tipicamente secentesco e vanta un altare in massoneria ed una antica icona; Oratorio dell'Immacolata (borg. Piana) realizzato alla fine del '500, con altare in massoneria ed un piccolo campanile; Oratorio dei Ss. Martino e Filippo (borg. Molino-Filippo).

Nel territorio comunale sono inoltre presenti numerosi siti di archeologia industriale attualmente in fase di censimento e catalogazione ad opera dell’Amministrazione Comunale di Valle, un processo avviato con il riordino dell’Archivio storico, sfociato anche in una mostra documentaria, che prosegue tutt’ora con il periodico aggiornamento dei documenti più recenti e che ha portato a individuare circa 90 siti di interesse storico, culturale e architettonico del paese (fontane e lavatoi frazionali, pozzi, case e ville storiche, rame e altri manufatti di “archeologia industriale”, luoghi d’incontro, osterie, ecc.). Un ulteriore tassello, nell’ambito della valorizzazione del territorio, è costituito dalle pubblicazioni realizzate con il contributo di storici, ricercatori ed esperti, e dal progetto ”Un paese di stoffa buona” che punta alla messa in opera di un parco museale che preveda itinerari tematici e percorsi pedonali con punti di osservazione e di lettura degli elementi caratteristici del paesaggio industriale laniero, a cui far seguire ulteriori interventi di valorizzazione territoriale.