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Trivero

Panorama

Trivero è il comune più popoloso della Comunità Montana, ma non si hanno dati certi sulla sua fondazione. Si pensa che i primi insediamenti avvennero ad opera dei Liguri, popolazione a cui si aggiunsero nei secoli successivi immigrazioni di pastori provenienti dalla vicina Valsesia, e in un diploma del X secolo si sanciva la dipendenza da Biella di Triverium Bugellensium (chiamata anche Treveres), mentre i primi documenti dell’Archivio Storico di Trivero, oltre ad alcuni manoscritti scarsamente comprensibili classificabili tra il 1300 e 1400, riguardano le liti tra il Comune e i nobili Bulgaro tra il 1400 e il 1434. Anche il toponimo ha avuto diverse interpretazioni, secondo alcuni deriva dal gentilizio romano Treverius, dal nome della tribù gallica che anticamente risiedeva in queste zone, mentre una leggenda ne fa derivare il nome da un parto trigemellare di vitelli (Tervé), tanto che i suoi abitanti venivano anche chiamati con il termine canzonatorio di “bucin”, cioè vitelli, e un’altra interpretazione lo fa derivare dal celtico Var, che sta ad indicare un corso d’acqua, quindi “tre corsi d’acqua”: Ponzone, Scoldo, Sessera.

Trivero è uno dei comuni più popolati del biellese ma questa sua caratteristica non risalta immediatamente poiché divisa in molte frazioni (oltre 40) sparse su un ampio territorio, per lo più montuoso, risultando il terzo del biellese per estensione, e le numerose frazioni sono circondate da ampi spazi verdi, boschi di castagni e frassini, fino a 900 metri di quota, seguiti da abeti e larici fino a 1200, mentre più in alto betulle e bosco ceduo si alternano agli alpeggi e ai cespugli di rododendri e mirtilli.

Il fatto storico più significativo è sicuramente l’arrivo dalla vicina Valsesia, all’inizio del XIV secolo, dell’eresiarca Fra’ Dolcino e dei suoi seguaci, che per un anno s’arroccarono sul monte Rubello difendendosi dall’assedio delle truppe capitanate dal vescovo Raniero Avogadro di Pezzana, console di Vercelli. Assieme ai paesi vicini, Trivero subì mesi di violenze e scorrerie da parte degli assediati disperati e privi di mezzi fino a quando, il 23 marzo 1307, dall’alba al tramonto, si scatenò la battaglia finale. Dolcino, la sua compagna Margherita e il luogotenente Longino Cattaneo, furono catturati con i pochi superstiti per poi essere condannati al rogo.

Fin dai tempi antichi, gli abitanti trassero beneficio dalla coltivazione del castagno, al punto che si creò una vera e propria “civiltà del castagno”. Alcune mappe del XVIII secolo illustrano l’enorme estensione dei castagneti in questa zona. All’attività agricola si affiancava però l’allevamento degli ovini, da una relazione del 1776 risultavano censiti 4093 capi ovini e caprini, favorito dalla grande estensione della zona montana. La disponibilità della materia prima, la lana, favorì l’installazione dei primi opifici industriali, anche se ben presto diventò insufficiente tanto che nel 1750 si importavano 12.945 libbre di lane estere. Ancor oggi, pur in periodo di crisi, l’economia locale è quasi esclusivamente basata su tale settore, grazie soprattutto ad alcuni stabilimenti conosciuti in tutto il mondo per i tessuti di altissimo pregio.

Data la vastità del territorio, e le numerose testimonianze religiose presenti, è difficile indicare un percorso di visita ottimale lungo le sue numerose borgate; ci limiteremo perciò a tracciare un itinerario che tocchi le diverse Parrocchie un tempo esistenti (ora, in alcuni casi, unificate), segnalando gli oratori e cappelle che si trovano nelle vicinanze. Infatti, l’antica Chiesa di Trivero (comprendente anche Portula, Castagnea e Masseranga) dipendeva dalla Pieve di Naula (Serravalle Sesia) e si formò solo nel XIV secolo da cui in seguito si staccarono, per formare altrettante parrocchie indipendenti: Bulliana 1618, Pratrivero 1744, Cereje 1840, Botto 1840; nel 1933 Ponzone nacque dal parziale smembramento di Pratrivero, Cereje e Botto.

Ponzone - Chiesa Parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù

Partiamo da Ponzone, la cui Parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù, iniziata nel 1935 e ultimata nel ’50, in stile moderno, testimonia la relativamente breve storia della frazione, sorta alla fine dell’800 con l‘avvento dell’industria tessile. Iniziando a salire, raggiungiamo l’Oratorio di S. Defendente, a Pramorisio, che conserva un affresco settecentesco oltre ad un altare di forma primitiva, mentre lo stipite in pietra della porta d’entrata conserva la data: 1647. Anche la Parrocchiale di S. Giuseppe, a Pratrivero, risale al Seicento, e contiene un altar maggiore di Francesco Olgiati di Viggiù e opere lignee del XVIII secolo. A pochissima distanza l’Oratorio di S. Liberata, in fraz. Barbero, risalente ai primi anni del XIX secolo, fu ricostruito più volte, l’attuale venne benedetto nel 1962. Raggiungiamo ora la Parrocchiale della Santissima Trinità, a Cereie, eretta nel XIX secolo sulle fondamenta del preesistente Oratorio di santo Spirito, risalente al XVI secolo, per poi tornare a salire all’Oratorio di S. Carlo, in fraz. Sella, esistente dal 1600, fu rifatto nelle forme attuali nel sec. XVIII, e all’Oratorio di S. Giovanni, in fraz. Piana, esistente dal 1616, ricostruito nel 1711, con un tabernacolo ligneo cinquecentesco. Arriviamo infine alla Parrocchiale dei Santi Quirico e Giulitta, detta anche Matrice, a fr. Gioia, ricostruita tra il XV e XVI secolo sulle fondamenta di una chiesa romanica distrutta nel 1306 da fra’ Dolcino. Dell’edificio originario rimane solo la base del campanile (inizio sec. XIV), e ulteriori interventi vennero effettuati nel XVIII secolo quando venne completata dall’ampia facciata (1717) caratterizzata da cinque oculi digradanti. L’interno è formato da tre navate arricchite da numerosi affreschi fra i quali spicca la Cattura di Dolcino di Pietro Mazzietti (1880); due quadri, uno di Madonna con Bambino e Santi Battista e Antonio Abate, e uno del Martirio di San Quirico. Di notevole interesse anche alcune sculture lignee come la Via Crucis di A. Serpentiero, l’altare della Madonna del Carmine del XVII secolo recentemente restaurato, e il Martirio di Sant’Agata (‘700). Nella sacrestia della Chiesa si trova la tela dipinta da Antonio Ciancia raffigurante La cattura di Margherita e fra Dolcino (1867).

Chiesa Parrocchiale dei Santi Quirico e Giulitta

Breve deviazione verso Coggiola, all’Oratorio Madonna della Neve in frazione Ferrero, di cui non si conosce il periodo di costruzione, e che contiene un piccolo altare in muratura e diverse pitture. Risaliamo verso il Centro Zegna per una prima sosta all’Oratorio di S. Rocco, esistente dal 1537 ma completato nel 1665, e poi alla Cappella della Casa di Riposo M. Zegna, dove, sopra l’altare, possiamo ammirare un polittico quattrocentesco su tavola, e quindi imbocchiamo la Panoramica Zegna, ideata negli anni ‘30 dal Conte Ermenegildo Zegna con l’intento di collegare Trivero con la Valsesia ed il Canavese e trasformare la montagna triverese in un giardino. Lasciata l’auto a poca distanza dalla Cappella degli Alpini, che ricorda le chiese alpine d’oltralpe ad unico vano con soffitto in legno e venne inaugurata nel ’55, raggiungiamo a piedi, in circa 30 minuti, l’Oratorio di S. Bernardo, da cui si gode uno stupendo panorama a 360°. Posto sul Monte Rubello, si narra che la prima costruzione, una semplice cappella a ricordo della cattura di fra’ Dolcino, venne immediatamente distrutta da un fulmine; quello attuale venne invece costruito nel 1839, e dedicato a S. Bernardo da Mentone, patrono dei pellegrini. Nel tempo ha subito diverse ha modifiche e rifacimenti, e proprio durante i lavori del 1936 vennero ritrovate punte di lance, resti di picche e ramponi da ghiaccio d’epoca dolciniana, reperti oggi conservati presso la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte di Torino. Festa la prima domenica di luglio, con processione della parrocchia di Trivero, unica rimasta di quante, fino alla fine del ’700, vi salivano dai numerosi paesi della zona. L’oratorio venne ampliato e rinnovato nel 1953-54, come si trova attualmente.

Oratorio di San Bernardo

Tornando verso valle, troviamo, in fraz. Lora, l’Oratorio di S. Martino, edificato nel XIX sec. al posto di un pilone dedicato al Santo, e l’Oratorio di S. Lucia, in fraz. Barbato, di fine XIX sec. con affreschi di P. Mazzetti, prima di raggiungere il Santuario Diocesano della Madonna della Brughiera situato su un altopiano prativo ed oggetto di grande devozione locale, collegato alla fraz. Bulliana da una mulattiera fiancheggiata dalle quattordici cappelle di una Via Crucis, erette nel 1824, che custodiscono alcuni affreschi dipinti nel 1825 dal varallese Avondo, ritoccati nel 1879 da Ciancia di Caprile; venne però eretta canonicamente nel 1745, per decreto del Vescovo di Vercelli. La sua edificazione si collega, secondo la tradizione orale, ad una vicenda miracolosa avvenuta nel Cinquecento, quando la Vergine apparve a una pastorella muta che così recuperò la parola. Situato al confine tra Trivero e Mosso, fu in passato motivo di numerose contese poiché entrambi i comuni si contendevano la proprietà del santuario; esse cessarono con la battaglia del 25 marzo 1643, quando due processioni, provenienti dai due paesi, si scontrarono. Ne nacque una rissa con sassate e archibugiate, e si racconta che mentre infuriava la lotta apparve nel cielo la Vergine, che raccolse nelle sue mani le palle dei fucili così che nessuno restasse offeso. Un grande quadro ancor oggi conservato nella chiesa grande ricorda quella cruenta vicenda: la “tela delle sparate”, dipinta sul finire del secolo XVII probabilmente da Pietro Lace. Il santuario è costituito da due chiese distinte. La più piccola risale all’inizio del XVI secolo ed è preceduta da un portico affrescato del secolo successivo. La seconda, probabilmente costruita a seguito dell’episodio delle “sparate”, ma soprattutto per far fronte all’aumentato numero di fedeli che affluivano al santuario, rappresenta una delle migliori espressioni del Seicento biellese; si tratta di un barocco che coniuga la solidità dell’eleganza col rispetto del senso della misura. Ad un esterno estremamente semplice fa da contrasto un interno a tre navate caratterizzato da un’abside ottagonale decorata con affreschi relativi alla vita della Madonna. Sull’altare maggiore spicca un’icona lignea e, al centro, una natività di gran pregio, la “Adorazione dei pastori” del pittore cremasco Gian Giacomo Inchiocco, detto Barbelli, o barbello, dal soprannome della famiglia; mentre gli affreschi della volta e delle pareti del presbiterio sono di Pietro Lace di Adorno.

Il 18.10.1997, su mandato del Vescovo di Biella, l’attuale Rettore don Secondino Lanzone (allora parroco dell’Unità Pastorale di Trivero, Matrice, Botto e Bulliana) avviò i lavori per il rilancio del Santuario, diventato, con decreto vescovile del 7.10.2002, Santuario Diocesano nonché ente religioso autonomo, riconosciuto civilmente dal Ministero degli Interni, ed attualmente svolge un triplice compito: religioso, a servizio di un sempre maggior numero di pellegrini, solidale, a servizio dei giovani con il nuovo Ostello della Gioventù (ex fornace della famiglia Sella) e l’Eremo (antica baita trasformata in luogo di cultto), turistico, con Salone Polivalente c/o Albergo-Ristorante “Il Castagneto”. Attualmente il Santuario è dotato di ben cinque edifici di culto: Chiesa antica, Chiesa grande, Chiesa all’aperto, Chiesa dei Giovani ed Eremo. Le tre maggiori festività corrispondono al 25 marzo: Annunciazione di Maria SS.; primo sabato di giugno: anniversario dell’Incoronazione della statua della Madonna; 15 agosto: Assunzione della Madonna. Da marzo a novembre, al secondo venerdì del mese, con partenza alle 15 dalla Chiesa antica, si effettua il “Pellegrinaggio alle cinque Chiese” che termina con la S. Messa delle 16 all’Eremo. Orario Sante Messe: ore 16 venerdì, sabato, domenica, festivi e prefestivi.

Chiesa Parrocchiale della Visitazione a Santa Elisabetta

Nelle vicinanze si trovava, fino qualche decennio fa, una sorgente minerale detta Fontana Rada, leggermente magnesiaca, anche se essa non corrisponde all’acqua, dichiarata oligominerale dalle ultime analisi effettuate, che sgorga attualmente dal “burnel” (fontana in dialetto), le cui sorgenti si trovano circa seicento metri a monte, in località “Ciotta”, ma ugualmente apprezzata dagli abitanti della zona che non è raro incontrare intenti a riempire bottiglie da portare a casa. Scendiamo quindi all’Oratorio della Madonna del Buon Consiglio in fraz. Marone, risalente al XVIII sec., e all’Oratorio di S. Antonio Abate, in fraz. S. Antonio, esistente dal 1497, rifatto nel 1640, con un bel portico del sec. XVIII. Siamo quasi alla fine del nostro vagabondare tra le borgate triveresi, è ora la volta della Parrocchiale della Visitazione a Santa Elisabetta, a Botto, rifacimento del XIX secolo di un piccolo oratorio del XVII secolo, costruito a una sola navata con quattro cappelle, è stato decorato all’inizio del Novecento dall’Aluffo e da Paolo Giovanni Crida da Graglia, e dell’Oratorio di S. Rocco, in fraz. Fila, eretto nel 1661, prima di risalire a Bulliana, alla Parrocchiale dei Santi Fabiano e Sebastiano. Risalente al XVII secolo, presenta una struttura a navata unica con otto cappelle laterali, risultato della ristrutturazione di un edificio cinquecentesco; e il crollo di parte della volta affrescata da A. Ciancia nel 1876, a causa di una forte nevicata del 26.2.1888, ha poi reso necessaria una nuova decorazione realizzata nel 1912 da S. Nizza e nel 1916 da Crida e Bluffo. Questo opere hanno, fortunatamente, conservato i grandi quadri della volta, compresi in pregevoli cornici in stucco, e i dipinti delle pareti all’altezza dell’altare, raffiguranti la Risurrezione, i SS: Fabiano e Sebastiano, la Natività e la Deposizione dalla Croce, tutte opere del primo Settecento. La Chiesa è dotata, altresì, di un organo Camillo Guglielmo Bianche costruito nel 1875, e ricostruito nel 1891 perché fortemente danneggiato dal crollo della volta; a partire dal 1997, è una delle sedi del Festival Internazionale Organi Storici del Biellese.