Sei in : home > turismo e natura > itinerari di visita > Arte e storia

Arte e storia

L’itinerario di visita che vi proponiamo vuole soffermarsi sulle emergenze artistiche e la storia dei singoli comuni (per la storia generale del territorio: inquadramento storico), anche se, forse a causa della sua storia spiccatamente industriale, la Valle di Mosso non possiede costruzioni di particolare pregio architettonico, fatti salvi gli edifici religiosi, contenenti al loro interno pregevoli opere di arte sacra; i più antichi di tali edifici risalgono al 1500, ma sono stati, in genere, oggetto di restauri successivi, o, in alcuni casi, di vere e proprie ricostruzione.

Sono altresì numerosi gli oratori, disseminati nelle varie frazioni, nonché cappelle, piloni votivi, ed edicole affrescate lungo i sentieri di collegamento tra i vari paesi e le mulattiere che conducono agli alpeggi, in prossimità di incroci, all'entrata dei borghi, più raramente nei centri abitati, segno di profonda devozione e ringraziamento per gli scampati pericoli, sia naturali che epidemici, a protezione dei famigliari, dei raccolti, ecc... Costruite in pietra, per lo più a secco, con una nicchia semicircolare che termina, in alto, in un catino, talvolta leggermente ogivale, all’interno presentano sovente, a metà altezza, una nicchia più piccola, modellata in modo tale da poter contenere una statua, nella maggior parte dei casi rappresentante la Madonna o i Santi.

Pila (visualizza l'ingrandimento)

Vi sono poi molte altre testimonianze legate alla cultura etnografica, come le antiche fontane pubbliche, spesso costituite da gruppi monolitici scavati a mano, con pilastrino di granito, e i caratteristici lavatoi frazionali, alcuni tuttora attivi. Fino ai primi del ‘900 l'acqua per gli usi domestici si attingeva dai pozzi o direttamente dalle sorgenti e dai torrenti, ma quando si iniziò la costruzione degli acquedotti comunali sorsero in gran numero i lavatoi, utilizzati non soltanto per lavare il bucato, ma anche per abbeverare gli animali e per gli usi domestici, e ogni frazione ne aveva più di uno. Alcuni lavatoi sorsero fuori dal nucleo abitato: venivano alimentati direttamente dalle sorgenti e le donne percorrevano anche lunghi tragitti, cariche di panni, per recarsi al lavaggio. L'acqua cadeva in una prima vasca più piccola per poi traboccare in una seconda di dimensioni maggiori; nella prima vasca si poteva riempire il secchio posandolo su due barre metalliche opportunamente collocate, e si potevano anche abbeverare gli animali; nella vasca più grande si lavavano i panni, ma si sciacquavano in quella più piccola dove l'acqua era sempre più pulita. I lavatoi più utilizzati vennero costruiti per consentire la postura in piedi, e coperti per riparare le lavandaie dalla pioggia o dal caldo sole estivo, diventando in breve luoghi di socializzazione e d’incontro; rimangono ormai pochi esempi delle prime forme del tipo “a terra”: in parte interrati e completamente scoperti, con i piani inclinati in pietra, su ben tre lati, a livello del terreno, che, pur alleviando la fatica, rendevano solo più funzionale, il secolare modo di lavare i panni lungo le rive dei torrenti (fr. Rosa a Selve Marcone).

Torchio (visualizza l'ingrandimento)

Accanto ad essi, spesso, incontriamo numerose meridiane, alcune purtroppo in cattivo stato, torchi e pile, che, collegati ai muri di sostegno e alle cascine, ci raccontano di una cultura contadina che da sola non dava da vivere, ma era complemento ai magri guadagni derivanti dal lavoro negli stabilimenti tessili.

Molto interessanti anche alcuni Nuclei di Antica Formazione (N.A.F.), presenti in diversi paesi, che consentono di farsi un’idea delle tipologie abitative, in particolare della casa tipica settecentesca, che possiamo trovare in molte borgate sparse un po’ su tutto il territorio. Risulta essere costruita a schiera lungo la via principale ed edificata con un unico muro maestro di pietra rozza, cementato con terriccio, e squadrato agli angoli. Il pianterreno con la volta a botte in mattoni era adibito a stalla, soffitti di legno dividevano i piani superiori: il primo, abitato e servito da una scala esterna anteriore, aperto il secondo, ed utilizzato come fienile. Le piccole aperture delle finestre squadrate erano intonacate con calce bianca mentre i balconi in legno di castagno erano spesso decorati con ringhiere arricchite da frange.

Particolarmente numerosi i siti di archeologia industriale tessile, che, opportunamente recuperati, potrebbero costituire un utile percorso etnografico, a cui dobbiamo aggiungere l’Ex-Mulino Susta a Soprana, e i siti archeominerari di cui parleremo diffusamente nella sezione dedicata all’Alta Valsessera. Per finire, sulla cima del Colmetto di Veglio, sono parzialmente visibili i resti delle fortificazioni crociate costruite nel 1306 durante la lotta contro Fra Dolcino.

La porta di accesso, per questo itinerario, è la città di Cossato, da dove si imbocca la statale 232 che, percorrendo il fondovalle del torrente Strona, attraverso una vegetazione rigogliosa, ci conduce a Valle Mosso, da cui inizia il percorso che vi proponiamo, e che, dopo aver toccato Crocemosso, prima di raggiungere Ponzone, svolta verso Soprana, il paese più orientale della Comunità Montana, per poi tornare a Trivero, il più popoloso, anche se questa sua caratteristica non risalta immediatamente poiché divisa in molte frazioni. Raggiungiamo quindi Mosso, sorto l’01.01.1991 dalla fusione di Mosso Santa Maria e Pistolesa (alcuni cartelli stradali portano ancora la vecchia dicitura), e, superato il ponte diventato famoso grazie al centro di bunjee jumping, entriamo nel paese di Veglio, un piccolo centro disposto quasi in verticale, vista la dislocazione delle sue frazioni che si collocano tra i 500 e i 1000 metri sul livello del mare. Il viaggio approda poi a Camandona, situato alla testata della Valle Strona, con le sue numerose borgate quasi nascoste dalla vegetazione, Callabiana della cui origine non si trovano tracce in nessun documento, e Selve Marcone il paese più piccolo, e più occidentale, della Comunità Montana, ma situato in posizione strategica mettendo in comunicazione la Valle d’Andorno con quella di Mosso.

Eccoci dunque a Pettinengo, detto anche “il balcone del Biellese”, con la vista che spazia dalla pianura padana lombarda fino alla corona alpina ed appenninica, con il Santuario di Banchette ad introdurci a Bioglio, sede fino al 1621 di un vasto territorio (mandamento), comprendente anche gli ultimi due paesi toccati dal nostro itinerario: Valle S. Nicolao e Vallanzengo, che si sviluppano nel margine più meridionale della Comunità Montana.