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Un'antica leggenda legata a Pettinengo racconta che sul colle di Sant'Eurosia, molto vicino alle trincee costruite durante la guerra contro Frà Dolcino, abitasse uno spirito che parlava, atterrendo spesso chi passava in quei paraggi. Oggi forse chi passa di lì non riesce a sentire alcun mormorio spaventevole, ma la bellezza e l'interesse di Pettinengo non sono aspetti che rimangono inascoltati al turista sensibile.
Il Comune di Pettinengo ha una superficie di 1145 ettari, la sua collocazione geografica arrivando da Biella è all'ingresso della valle, l'attuale popolazione è intorno ai 1560 abitanti. Il centro del paese è situato al culmine della strada provinciale che sale da Biella e che di qui scende verso Pianezze e Valle Mosso ed è situato tra il Monte Turlo, Cima Sant'Eurosia e il Monte Rovella. Il territorio comunale confina con i comuni di Andorno, Selve Marcone, Callabiana, Camandona, Veglio, Mosso, Valle Mosso, Bioglio, Ternengo, Zumaglia e Biella.
Pettinengo riporta in alcuni suoi particolari ad una dimensione lontana. Come ad esempio la strada per la transumanza usata in epoca medioevale e che, digradando verso la pianura, fa tappa al Brich (il castello) di Zumaglia; quella che oggi è una passeggiata da gustare in mezzo all'accogliente frescura della vegetazione, un tempo era gravata dal pedaggio per potere passare il ponte Concleijs. E, con un po' di immaginazione, non è difficile immaginare nel lontano 1300 un'incursione della banda di eretici capeggiata da Frà Dolcino, in cerca di viveri.
Ombre del tempo che fu, ma Pettinengo le sa raccontare ancora bene ai gitanti che la visitano.
Fino dal Medioevo, Pettinengo ( probabile origine Pectnencum, Petinaneum), benchè fosse ancora frazione di Bioglio, aveva una certa importanza per il fatto di trovarsi lungo la strada che congiungeva il Basso Biellese alle Valli di Mosso e Trivero. Questa strada era gravata da un pedaggio ed era utilizzata anche dai pastori con le loro greggi durante la transumanza.
Il 24 dicembre 1621, con l'occasione dell'Editto di Carlo Emanuele, Pettinengo si costituì comune autonomo con autorizzazione del 5 aprile 1623.
Nel 1722, Pettinengo venne infeudato al vicario di Torino Giuseppe Maino, al quale successe nel 1735 l'avvocato Carlo Antonio Maino. Alla sua morte il feudo venne venduto (1784) all'avvocato Carlo Vincenzo De Genova che assunse il titolo di Conte.
In campo industriale, Pettinengo vanta il privilegio storico di aver dato origine all'industria della maglieria in Italia. Infatti venne qui introdotta da un certo Miniggio che l'avrebbe appresa in Francia durante una prigionia di guerra. Qui l'arte della maglieria era già diffusa sia come lavorazione a mano che con lavorazione meccanica. Questa lavorazione rudimentale attecchì bene, favorita anche dalla lana paesana e diede origine alla tradizionale industria dei "calzetti di Pettinengo" Con questo nome si intendono : berrette, mutande, calze, guanti a un dito, e farsetti. Sul territorio esistono quindi alcuni stabilimenti interessanti dal punto di vista di archeologia industriale riportati anche nell'"Atlante dei beni culturali e dei segni territoriali storici".
Artisticamente notevoli sono i numerosi oratori presenti sul territorio di Pettinengo. Si segnalano:
Per quanto riguarda gli edifici religiosi si segnalano:
Infine sono da segnalare alcune architetture tipiche quali:
Con il notevole materiale della fotografa Clementina Corti il comune organizza interessanti mostre temporanee.
Nella biblioteca comunale vi è una discreta raccolta di testi riguardanti il cinema e il teatro.
È nata da non molto una scuola di ricamo denominata "Piccola Fata e laboratorio scapin"; scapin sono le scarpe di pezza che una volta venivano prodotte in paese.
Il Comune è proprietario di due baite dotate di tutti i servizi (meno la luce): una all'Alpe Fornei e l'altra all'Alpe la Peccia entrambe punti tappa del caratteristico percorso di Fra Dolcino.