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I cartelli stradali, in qualche caso, indicano ancora "Mosso Santa Maria" o "Pistolesa", ma dal 01.01.1999, dopo la fusione con il Comune di Pistolesa, il nome esatto è Mosso. Siamo in uno dei centri montani biellesi più attivi e rinomati. Sorge a 625 metri sul livello del mare, un'estensione di 1824 ettari ed una popolazione attestata sui 1800 abitanti.
Mosso, con i territori montani di Valle Mosso, Campiglia Cervo, Quittengo, Veglio, Piatto, Vallanzengo, Bioglio e con i comuni di Valle Mosso e Trivero, è la località storicamente più importante dell'alta valle del torrente Strona, e ha dato i natali ad illustri famiglie e, all'inizio del Novecento, è stata una rinomata località per il soggiorno turistico e la cura idroterapica.
Siamo in una delle culle dell'industria laniera non soltanto biellese ma italiana; e in questo secolo è stato uno dei centri più importanti per l'istruzione scolastica, fin da subito puntata a soddisfare le esigenze del mondo del lavoro.
Ma Mosso non è solo storia e cultura: è anche natura, verdeggianti colline montane solcate da sentieri che si snodano per raggiungere le cime della Panoramica Zegna, dell'Alpe Artignaga, dell'Argimonia e del Monte Rubello.
Le numerose frazioni sono disseminate tra i castagneti: lungo i pendii boscosi che da cima della Ragna, sullo spartiacque tra il Sessera e lo Strona, scendono verso la valle di quest'ultimo. Dopo Capomosso, la borgata più alta (m. 812), comincia la zona più caratteristica, quella che un tempo era destinata ai pascoli: sale fino allo spartiacque di Bocchetta Margosio, cima della Luvera, Rocca dell'Argimonia, per ridiscendere nella valle del Sessera, dove si spinge verso Nord , seguendo il versante Est di un contrafforte che dal Monte Marca di Piatto, attraverso il Monte Massaro e Cima della Balmetta, degrada al Sessera, di fronte alla confluenza del torrente Dolca.
Numerosi sono i corsi d'acqua che scorrono nel suo territorio; sul versante del torrente Strona, il più importante è il Poala che nasce ad Est della Rocca di Argimonia.
Vista tanta ricchezza da scoprire per i turisti, sono presenti importanti ristoranti e alberghi, mentre è in via di espansione la nuova frontiera, quella dell'agriturismo. I prodotti tipici meritano di essere scoperti: il miele, i formaggi caprini (qui l'allevamento ovino e caprino ha dato origine alla manifattura tessile fornendo la materia prima, la lana) e quelli vaccini, in particolare il maccagno.
Mosso ha riacquisito - dall'anno di fusione tra i comuni di Mosso Santa Maria e Pistolesa - l'antica denominazione della vasta area territoriale che aveva come centro e capoluogo il cantone di Santa Maria di Mosso.
Moxi, Muxi, Moxum toponimi per indicare Mosso, l'antico nome di una delle più antiche comunità del Biellese orientale. Sul significato di questo termine sono state fatte diverse ipotesi che vanno da quella che lo fa derivare dal cognome di un'altrettanto antica famiglia, all'instabilità geologica del terreno.
Ripercorrendo le vicende storiche di Mosso si deve ricordare che questo territorio, come il resto del Biellese, faceva parte del Vercellese e, con tutto il Vercellese, della Lombardia come risulta dal diploma imperiale dell'826 e che pertanto fu soggetto e coinvolto, anche se marginalmente, nelle vicende storiche di quest'area.
Mosso risulta essere un antico comune di origine medievale, il cui toponimo si trova citato tra i territori donati il 30 dicembre del 962 dall'imperatore Ottone I ad Aimone Conte di Lomello. Successivamente, nel 999, viene concesso dall'imperatore Ottone II al vescovo di Vercelli, Leone.
I vescovi di Vercelli , a loro volta, lo infeudano ai nobili e potenti Bulgaro che ne diventano signori e tali rimangono fino al 1379; a loro si deve la costruzione di una fortificazione o castello attestata sin dal 1227 e che dovrebbe risalire al XII secolo e la cui ubicazione risulterebbe situata attualmente sul territorio del comune di Valle Mosso, sul poggio retrostante la Chiesa parrocchiale di sant'Eusebio in direzione del cantone Picco di Mosso.
Il territorio di Mosso nel 1185 era vastissimo e comprendeva gli antichi cantoni di Mosso Santa Maria ossia Santa Maria di Mosso, Valle Inferiore Mosso (Valle Mosso), Crocemosso, Valle Superiore Mosso (frazione Sella e i territori facenti parte di questo antico comune unitosi a Mosso Santa Maria nel 1938), oltre a Pistolesa, Veglio e il Mortigliengo, ed aveva in feudo le montagne Assolate ossia il Monte Isolà, uno dei primi esempi di possedimenti montani dei comuni Biellesi.
Le riunioni per la nomina dei consoli e per gli affari della comunità si tenevano presso la chiesa parrocchiale di Mosso, sita nel cantone di Santa Maria di Mosso che rappresentava pertanto il centro morale di tutta quella vasta zona. La rettoria di Mosso faceva parte della Pieve di Santa Maria di Cossato ed era una sola "curia" e "vicinia", cioè una parrocchia con Pistolesa, Veglio, Crocemosso, Vallemosso e il Mortigliengo ed aveva, dal XIV secolo, il fonte battesimale. La forte distanza tra Mosso e il Mortigliengo fece si che quest'ultimo nel 1298 si staccasse, diventando autonomo come parrocchia mentre gli altri territori si separarono solo a partire dal sedicesimo secolo ad esclusione di Pistolesa e Valle Superiore Mosso.
Nel 1243 la giurisdizione del territorio di Mosso venne venduta dal legato papale al comune di Vercelli; la questione è controversa tanto che la vendita fu impugnata e rimase pertanto la sovranità dei vescovi vercellesi su una parte del territorio di Mosso.
Agli inizi del milletrecento il territorio di Mosso viene coinvolto nelle vicende di Fra Dolcino e la "villa" di Mosso Santa Maria seguirà la stessa sorte degli altri territori della zona e verrà saccheggiata e distrutta dai dolciniani.
Sino al 1326 oltre ai Bulgaro e i Vialardi di Verrone vi erano altre nobili famiglie che campavano diritti su questo territorio tra i quali i De Carraris e i De Mosso.
Il 17 novembre 1346 è un anno importante per i sindaci e procuratori della comunità di Mosso poiché essi giurano fedeltà al vescovo di Vercelli e ricevono l'investitura della comunità, dei pascoli, delle alpi e di ogni cosa della chiesa vercellese.
Dal 1347 al 1352 il territorio di Mosso è ancora in parte sotto la dominazione dei Vialardi che detengono anche la proprietà di una parte del castello che alieneranno agli uomini di Mosso nel 1347 i quali comunque lo distruggeranno tanto che di esso non si avrà più menzione dopo il 1379. Nel 1379 inizia invece, la dominazione sabauda che verrà completata nel 1404; da questa data le sorti della comunità di Mosso sono legate alle vicende storiche di casa Savoia.
Nel 1408 il Conte Amedeo di Savoia concede i primi statuti di Mosso nei quali era data, agli uomini di Mosso, la possibilità di vendere, dare cambio, fare mercato delle bestie, mercanzie e beni loro nei giorni di mercato. Altri statuti vennero concessi prima di quelli del 1443 ed altri ancora nel 1581 che sono particolarmente significativi per le specifiche norme sulla lavorazione dei tessuti in essi contenuti. A tale riguardo è necessario ricordare che l'attività silvo-pastorale e la produzione di tessuti - le famose saje - e il loro commercio sono le due fonti economiche principali di quest'area sterile e montana. Il commercio dei prodotti dell'attività silvo-pastorale e di tessuti fanno sì che Mosso ottenga dai Savoia nel 1564 la patente per tenere mercato e il diritto di peso e delle misure, e, nel 1565 il diritto di tenera una fiera della durata di tre giorni.
Tra il 1533 e il 1721 si susseguono nuove infeudazioni concesse dai Savoia, infatti nel 1533 durante l'episcopato del cardinale Lodovico Fieschi, parte del territorio di Mosso venne concesso in feudo con Masserano al fratello del vescovo Antonio Fieschi che nello stesso anno ne divenne signore. Altre infeudazioni avvennero successivamente ad opera del Conte Emanuele I di Savoia; nel 1618 Mosso divenne feudo di Manfredo Scaglia, conte di Verrua.
Il Seicento, nella sua globalità, è un secolo particolarmente difficile anche per Mosso poiché carestie e pestilenze - soprattutto quella del 1599, i cui effetti sono ancora devastanti agli inizi del Seicento - ne decimano la popolazione e il commercio delle lane e dei tessuti è in crisi, pertanto diventano sempre più numerose le suppliche e richieste di "Gratie" a casa Savoia per ottenere la remissione delle imposte e gabelle ma tutto ciò non migliora la situazione, che permane difficile, e lungo è l'elenco dei poveri.
Nei primi anni del Settecento la situazione è ancora grave; il Cantone di Santa Maria di Mosso ha visto estinguersi un gran numero di famiglie e forte è lo stato di mendicità della popolazione, inoltre anche il territorio di Mosso viene coinvolto nella guerra franco-spagnola ed alcune compagnie francesi si acquartierano a Mosso Santa Maria per gli alloggiamenti invernali del 1704-1705 creando non pochi disagi alla popolazione. Le difficoltà di convivenza tra popolazione e soldati danno origine ad un episodio narrato dal Mullatera e verificabile nei registri conservati nell'archivio storico parrocchiale che riguarda la contesa tra alcuni soldati francesi e un maniscalco del paese che sfociò nell'uccisione di quest'ultimo. Questo fatto provocò una rivolta generale della popolazione; i francesi minacciati dalla popolazione inferocita dovettero ripararsi nella chiesa parrocchiale, ma i mossesi saliti sul tetto con delle grosse mazze minacciarono di farne rovinare la volta. Costretti alla resa, i soldati gettarono le armi e vennero fatti uscire ad uno ad uno e spogliati delle uniformi. Per evitare rappresaglie vennero lasciati liberi i soldati e tenuti gli ufficiali come ostaggi; gli ufficiali comunque vennero ben presto rilasciati e non vi furono rappresaglie da parte dei francesi.
Successivamente, la storia di Mosso segue le vicende delle diverse e ulteriori infeudazioni volute dai Savoia, che suddivisero l'amministrazione di quest'area. Infatti, nel 1721 il territorio di Mosso fu diviso tra feudatari diversi, quali ad esempio Leandro Lingua da Cuneo che diviene signore del territorio di Santa Maria di Mosso mentre Pistolesa diviene dominio del conte Gribaudi di Torino e Valle Superiore Mosso del conte Piccono di Torino.
Nel 1742 inizia la scissione del territorio di Mosso nei diversi comuni che ora compongono parte dell'attuale comunità Montana Valle di Mosso e sorgono pertanto Santa Maria di Mosso, Pistolesa, Valle Superiore Mosso, Valle Inferiore Mosso, Croce Mosso, Veglio. È da ricordare che comunque Santa Maria di Mosso rimane capoluogo di una giurisdizione amministrativa ossia del "Mandamento di Mosso" che nel 1776 comprendeva Valle Superiore, Pistolesa, Valle Inferiore e Croce di Mosso, e che in essa vi era situata la "casa comune del mandamento".
Dalla fine del Settecento inizia un periodo importante per Mosso, infatti la produzione dei tessuti si trasforma, grazie soprattutto all'introduzione delle macchine nell'industria laniera, voluta dal mossese Pietro Sella. L'aumentare delle industrie localizzate sul territorio che poco per volta modificano il tessuto economico della zona rendono da questo momento Mosso culla e polo del tessile Biellese.
Mosso Santa Maria è ancora, per tutto l'ottocento e il primo trentennio del ventesimo secolo, capoluogo del mandamento di Mosso e in esso vi ha sede la pretura e vengono svolte diverse attività di carattere amministrativo, ma è soprattutto luogo di villeggiatura per la sua posizione e per la tranquillità del luogo. Con il trascorrere del tempo Mosso perde progressivamente quel ruolo e quella funzione di polo amministrativo ed economico che aveva nel passato ma rimane in esso molto forte quella culturale anche grazie alla presenza delle sue scuole superiori prima tra queste L'Istituto Professionale per il commercio "Pietro Sella" fondato nel 1866 e l'Istituto Tecnico commerciale "A. Motta" fondato nel 1969.
Sono svariate le bellezze artistiche presenti.
L'edificio risale al 1650 ed è un rifacimento della chiesa preesistente del 1326 che era a sua volta una ricostruzione di quella del 1243 distrutta nel 1306 da Fra Dolcino. Dell'antica chiesa non rimane altro che il campanile tardo romanico. Ultimata nel 1705 subì ulteriori trasformazioni tra il 1732 e il 1734; in tale occasione venne ampliata e il coro ricostruito Nel 1875 vennero rifatti la facciata e il pronao in stile neoclassico.
L'interno a croce latina con tre navate divise da colonne ha le volte decorate con affreschi: interessante la volta di congiungimento tra le tre navate e l'abside decorata con una finta cupola, rappresentante la gloria della Vergine, lavoro questo attribuibile ai pittori Luca Rossetti di Orta e Greggio di Miagliano che nel 1734 effettuarono diversi lavori nella chiesa. L'altare maggiore del 1735 in marmi policromi è un pregevole lavoro di Carlo Gerolamo Argenti di Vigiù a lui è attribuibile anche l'altare in marmo della cappella di Sant'Antonio e la parte centrale della balaustra. Su di esso troneggia un maestoso quadro ad olio raffigurante l'Assunzione della Vergine risalente al 1748, opera del pittore Borsetti di Varallo. Gli stalli del coro (1751) sono stati eseguiti da Giovanni Gaspare Serra come pure uno dei credenzoni della sacrestia (1743) e la piramide del battistero. Allo stesso autore è attribuibile il pulpito in legno della metà del Settecento.
Della chiesa trecentesca rimane soltanto il bel campanile tardo romanico (XIV secolo) ad eccezione della cella campanaria che risale all'epoca barocca e della sopraelevazione effettuata nel 1826 su progetto dell'architetto Maggia di Biella. Il campanile si erge per cinque piani interamente costruiti in blocchi di pietra disposti disordinatamente, squadrati solamente nelle lesene d'angolo. I primi due piani portano delle feritoie strette e lunghe allargatesi verso l'esterno dall'interno. Il terzo una bifora, il quarto e il quinto due bifore per ogni lato sorrette da colonnine in pietra, con capitello a stampella, con testine ed altri ornati nella parte esteriore. La buona parte delle bifore è stata murata per rinforzare la muratura quando fu sopraelevato. La decorazione è costituita da quattro ordini di archetti che collegano le lesene d'angolo. Sopra gli archetti corre una cornice di blocchetti rettangolari disposti a dente di sega.
L'organo della chiesa parrocchiale, costruito dai fratelli Serassi di Bergamo nel 1840 è monumentale e per poterlo collocare venne progettata l'attuale bussola.
Numerosi ed interessanti sono gli oratori presenti:
Molto caratteristica è la Borgata Capomosso: la più alta (822) e una delle più antiche borgate di Mosso si presenta infatti come un piccolo villaggio a se stante. Sono ancora presenti antiche abitazioni di origine secentesca tipiche dell'area montana come secentesco è il piccolo oratorio frazionale dedicato a San Rocco. La frazione ha dato i natali ad un illustre personaggio del Medioevo : il Beato Giovanni Garbella VI, maestro generale dei domenicani e professore di teologia alla Sorbona di Parigi.
La Borgata Sella, capoluogo dell'antico comune di Valle Superiore Mosso che venne aggregato a Mosso Santa Maria nel 1938 è la borgata che ha dato origine alla famiglia Sella; è infatti situata a poca distanza dal bell'oratorio, la casa natale dello statista Quintino Sella. La Borgata era il centro amministrativo e culturale del piccolo comune, in essa vi era il municipio e le scuole ed un importante convitto maschile che molta parte ebbe nella preparazione scolastica di generazioni di giovani provenienti da Mosso e da varie parti del Biellese.
Mosso ha dato i natali a illustri personaggi che hanno operato nei più svariati campi dello scibile umano. Molti sono i nomi che con il trascorrere dei secoli hanno fatto onore alla loro terra, tra i molti degni di nota si possono ricordare:
Tra i contemporanei si ricordano:
Il paese di Mosso è particolarmente attivi in diversi ambiti.
Come già accennato gli Istituti Scolastici nel territorio di Mosso sono numerosi ed affermati al punto che il paese è il secondo polo scolastico della Provincia di Biella; sono presenti infatti una scuola materna privata, una scuola primaria (ex scuola elementare) intitolata nel 2005 ai fratelli Giorgio e Guido Guazza, una scuola secondaria di primo grado (ex scuola media) "A.Garbaccio", l'Istituto Tecnico Commerciale "A.Motta" e l'Istituto Professionale per il commercio "Pietro Sella".
Le associazioni culturali sono particolarmente attive ed organizzano manifestazioni ed iniziative lungo tutto l'arco dell'anno; in particolare è da sottolineare il "Presepe Gigante di Marchetto" che ha ormai assunto una valenza nazionale e che si svolge nel periodo Natalizio nella Borgata Marchetto del Comune proponendo in particolare la tradizione dei nostri luoghi e dei nostri mestieri.
Le associazione di volontariato sono attive nei confronti dei bisogni della popolazione, in particolare collaborando con la Casa di Riposo Sella Borsetti Facenda; il Comune ha già da qualche anno avviato una serie di iniziative volte agli anziani ed ai giovani soprattutto nel ristrutturare numerosi alloggi a servizio di persone con necessità varie di assistenza e di compagnia.
Il territorio ampio del Comune, e la sua conformazione, unita anche alla presenza di alpeggi nella Valsessera, vede anche la presenza di numerosi sentieri che in diverse circostanze e con la sinergia con enti e associazioni, ormai hanno creato una rete di collegamenti e di "passeggiate" che hanno permesso di nominare Mosso quale paese Turistico.
Dal punto di vista sportivo sono disponibili una palestra, un palazzetto dello sport (che ha al suo interno una moderna e attrezzata palestra di roccia utilizzata in maniera completa), un campo sportivo ad uso calcio e pista di atletica omologata, e per gli amanti degli sport estremi sul ponte / viadotto di Pistolesa c'è un centro di bungee jumping tra i più frequentati d'Europa.