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Comune di Camandona

Stemma del comune di Camandona

Frazione Bianco, 1
CAP 13821
Telefono 015/748257
Fax 015/748257

Uffici comunali

orario di apertura al pubblico
giorno orario
Lunedì 08:30 - 15:30
Martedì 08:30 - 15:30
Mercoledì 08:30 - 15:30
Giovedì 08:30 - 15:30
Venerdì 08:30 - 15:30

Ufficio tecnico

orario di apertura al pubblico
giorno orario
Martedì e Venerdì09:00 - 12:30

Amministrazione

Sindaco
Tramontina Roberto
Segretario
Zambito Salvatore
Assessori
Lotto Lorenzo (Vice Sindaco), Grillo Enzo, Cavagna Michela, Candelone Milena
Numero di abitanti del Comune (al 31.12.2005)
416

Descrizione

Chi ha visto il film "Camera con vista" di James Ivory non può fare a meno di ricordare gli splendidi paesaggi della campagna toscana pieni di fiori e di vita. Ecco, nei prati di Camandona può accedere, in primavera e in estate, di vedere qualcosa di simile, con la sola differenza che guardando a nord si possono scorgere senza fatica i profili delle Alpi, così vicini che sembra di poterli quasi toccare.

Camandona occupa la testata della Valle di Mosso ed ha una popolazione attestata sulle 450 unità.

Il paese permette di scoprire scorci sempre diversi : dal campanile pendente, la cui pendenza sfiora i novanta centimetri, al lago artificiale, che con una capacità di contenimento di 500 mila metri cubi di acqua è meta eletta di appassionati di pesca; dagli antichi sentieri della transumanza ai percorsi alpini, dove si può trovare il formaggio tipico, la toma, e ritrovare le antiche carbonaie, dove si faceva cuocere il legno per ottenere il carbone.

Si tratta di riscoprire un mondo, quello dell'economia alpina, che può insegnare molto a chi non ne ha conoscenza o a chi vuole riscoprire le sue radici. Camandona, insomma, sa offrire emozioni sempre nuove per soddisfare tutte le esigenze. Non è un caso, quindi, che nei mesi estivi la popolazione lieviti per quasi raddoppiare : i turisti che hanno scoperto questo piccolo gioiello, ci tornano sempre con piacere, animando la quiete dei monti con la loro presenza discreta.

Storia ed arte

L'etimologia del nome dovrebbe essere di origine celtica, "casa monte" che sta forse per fortezza: il suo massimo sviluppo lo ha avuto nell'ottocento, infatti nel 1838 risultavano censite 427 case con 2085 residenti, nel 1881 tale numero salì a 2410; essendo questa una popolazione eccedente il territorio da coltivare, gli abitanti furono costretti per due terzi ad emigrare all'estero nei mesi invernali.

Oltre all'agricoltura, altre lavorazioni tipiche locali erano la tessitura della lana, la tintura, il legno, i gerli, i succhielli. Poi, quando si sviluppò l'industria laniera, l'emigrazione si rivolse verso la bassa valle.

Camandona possiede ampi paesaggi aperti, un tempo utilizzati per l'allevamento : margari o vacchè transitavano per la bocchetta Sessera, dove da sempre era l'osteria, e si dirigevano all'Alpe Caramala, Cascine d'Enry, Cascine di Gillia. Ancora oggi allevatori locali effettuano la transumanza con mandrie e greggi dirigendosi in estate agli alpeggi della valle Sessera e Valsesia : si dirigono all'alpe Marchetto, a Pian delle erbe, all'Alpe Mollia e all'alpeggio modello di proprietà della Regione a Campelli.

Il sentiero della transumanza è stato riattivato da Cerale fino alla Bocchetta, passando per carbonaie ricostruite, piloni votivi, il Santuario del Mazzucco, la cava di pietre "cantunà", le antiche luere e l'alpe Marchetta ed è percorribile in 1,4 ore con dislivello da 817 a 1382 mt.

Delle 18 frazioni la più antica è Governati dove si vede l'imponente Palazzo della famiglia Cecidano con affreschi e meridiana sul fronte d'entrata della cappella gentilizia ed all'interno un affresco dell'annunciazione. Spesso, essendo stabili nel tempo, il luogo di residenza delle famiglie prende il loro nome; a Camandona è successo a Guelfa e a Falletti con il palazzo Sogno Rata.

La casa tipica locale risulta essere costruita a schiera lungo la via principale ed edificata con un unico muro maestro di pietra rozza, cementato con terriccio, e squadrata agli angoli. Il pianterreno con la volta a botte in mattoni era adibito a stalla, soffitti di legno dividevano i piani superiori: il primo, abitato e servito da una scala esterna anteriore, aperto il secondo, ed utilizzato come fienile. Le piccole aperture delle finestre squadrate erano intonacate con calce bianca mentre i balconi in legno di castagno erano spesso decorati con ringhiere arricchite da frange.

In frazione Molino, sita lungo il torrente Strona ed in passato dotata di due molini, sorgono antichi fabbricati del 1600 di cui alcuni affrescati: in particolare a Molino Vacchiero vi è un edificio ampio con tetto a padiglione, scala interna con corridoio centrale e balconata lignea al primo piano, tipologia poi ripresa anche in Val d'Aosta nel XVIII secolo.

In Frazione Piazza si mantiene una casa intonacata,di tipologia biellese occidentale, con doppia balconata che si affaccia nel cortile comune con altri edifici a cui immette un portale del 1725: si presume servisse da ricettacolo per le genti di transito anche per i suoi piccoli locali simili a celle monastiche. La chiesa parrocchiale, con il tipico campanile in pietra pendente, di San Policarpo e San Grato, ha una semplice facciata bianca a lesene e con il tipico portico locale su pilastri laterali ed un interno decorato dall'artista biellese Antonio Ciancia da Caprile nel 1864 con ricca cappella barocca della Madonna di Oropa contornata da pregevoli medaglioni raffiguranti i misteri del rosario. Si situa sulla panoramica piazza alberata in frazione Bianco, dove ha sede anche il Municipio, in un'antica casa acquistata nel '700 dalla comunità, dotato di un importante archivio storico con mappe del territorio e documenti.

Sette oratori costellano il territorio insieme ad edicole affrescate, tra essi particolarmente pregevole, per la freschezza degli affreschi dipinti nel 1792 da ignoto artista e che decorano la volta, l'abside e due cappelle laterali, quello di Falletti: altri si trovano a Mino, Cerale, Vacchiero, Governati e San Giacomo, Pianezze.

Particolare importanza, anche per la posizione dominante e l'imponente struttura rettangolare, è il Santuario seicentesco della Madonna del Mazzucco con un affresco della Madonna tra San Bernardo ed un santo vescovo. L'area adiacente è piacevolmente ombreggiata da grandi faggi.

Esistono inoltre molte caratteristiche cappelle lungo le strade e le mulattiere che conducono agli alpeggi, segno di profonda devozione e ringraziamento per gli scampati pericoli sia naturali che epidemici ricorrenti dopo le invasioni spagnole e francesi, dai reduci della guerra dei trent'anni o delle battaglie napoleoniche.

Si possono inoltre contare una trentina di affreschi religiosi sulle facciate delle case di Guelpa, Piazza, Gallo, Cerale, Governati, Carcheggio, prevalentemente risalenti all'ottocento.

Molto bella come meta è l'Alpe Carcheggio con ampi prati ed un bacino artificiale.